foto articolo asilo

E’ lunedì mattina e l’orologio appeso alla parete arancione della sezione Coccinelle segna le ore 8:45. Alcuni bambini sono già in aula alle prese con puzzle e costruzioni, mentre altri si stanno accingendo a fare il loro ingresso alla scuola dell’infanzia: arriva Paola insieme alla mamma, che la aiuta a sfilarsi il cappotto, la rassicura sul fatto che si rivedranno nel pomeriggio dopo la merenda e le chiede di prepararle un bel disegno per quando tornerà a prenderla; Paola saluta la mamma con un bacio, poi corre incontro all’educatrice ed ai compagni. Nel frattempo è entrato a scuola anche Manuel che, seguito dal papà e dalla mamma, sfreccia veloce nella sua sezione senza voltarsi a salutarli e si precipita verso i fogli bianchi ed il barattolo di pennarelli. I genitori lo richiamano per un frettoloso saluto prima di allontanarsi, da una parte sollevati dal fatto che il piccolo Manuel non faccia mai storie quando è il momento di andare all’asilo, dall’altra un po’ offesi dall’apparente disinteresse con cui il figlio affronta il congedo da loro. Intanto le urla disperate di Sofia stanno riempendo il corridoio: la mamma non sa più cosa fare per staccarle le braccia tenacemente aggrappate attorno al suo collo; “la mamma non può stare qui, deve andare al lavoro, non farmi arrabbiare”, le ripete inutilmente, sfinita dai sensi di colpa per il fatto di star abbandonando la figlia in un luogo estraneo, fino a che riesce ad affidarla ancora in lacrime all’educatrice ed approfittando di un brevissimo momento di distrazione della bambina si dilegua verso l’uscita.

Attaccamento e separazione   L’ingresso alla scuola dell’infanzia rappresenta per la maggior parte dei bambini la prima vera esperienza di distacco prolungato dalle figure genitoriali: in quanto tale, questo passaggio porta con sé una fisiologica e comprensibile dose di ansia e preoccupazione sia nei genitori che nei figli, entrambi alle prese con un’importante sfida evolutiva che solleva pensieri, interrogativi ed emozioni anche contrastanti.
La teoria dell’attaccamento, formulata dallo psichiatra inglese John Bowlby, ha ampiamente esplorato gli effetti della separazione del bambino dalla figura di attaccamento primaria ed ha in effetti dimostrato come tale evento rappresenti un fattore di stress per il piccolo, costretto in tale circostanza a rinunciare alla vicinanza, e quindi alla protezione, della persona che si prende cura di lui.
Secondo questa teoria, infatti, l’essere umano fin dalla nascita sarebbe equipaggiato di un sistema comportamentale, quello dell’attaccamento, funzionale a mantenere la prossimità con chi, in via preferenziale, si occupa del suo accudimento, ruolo che nella nostra cultura è generalmente rivestito dalla figura materna. All’interno della relazione di attaccamento, in base alle risposte ricevute dalla figura di riferimento, il bambino sviluppa quindi una serie di strategie atte a garantirne il più continuativamente possibile la presenza, imparando a gestire e regolare le proprie emozioni, soprattutto quelle negative, secondo le modalità più o meno implicitamente richieste ed accettate dalla madre.

La separazione dalla base sicura: mi consoli?   In tal senso, qualora la mamma si sia prefigurata come base sufficientemente sicura, accogliente e disponibile nei confronti delle manifestazioni emotive del bambino, quest’ultimo acquisirà la fiducia necessaria, in se stesso e negli altri, per prendere gradualmente le distanze da lei e cimentarsi nell’esplorazione dell’ambiente, sviluppando una sempre maggiore autonomia: ecco che il momento del distacco che dà inizio ad una nuova giornata alla scuola dell’infanzia sarà vissuto dal piccolo con un’ansia moderata, che talvolta potrà esprimersi in atteggiamenti di protesta tuttavia consolabili, e contenuta dalla consapevolezza che la mamma non lo abbandonerà, oltre che dalla rappresentazione dell’altro e del mondo circostante come rassicurante e confortevole in caso di tristezza e paura; parallelamente, il genitore base sicura vivrà la separazione con la premura necessaria per parlare al bambino di ciò che lo aspetta all’asilo e di ciò che succederà al ricongiungimento, oltre che riconoscere e rispecchiare le legittime preoccupazioni che sperimenta il piccolo all’approssimarsi del momento del saluto.

L’evitamento nella separazione: salutiamoci in fretta!   Laddove, invece, il genitore si è ripetutamente mostrato inaccessibile ed indisponibile a fronte delle manifestazioni emotive del bambino, rimproverandone o ignorandone i pianti, le proteste, “le lune storte”, il piccolo impara a reprimerle al fine di evitare l’attivazione negativa della mamma e quindi una rottura relazionale con lei.  Così, quando la mattina dovrà fare i conti con la fatica sperimentata nell’affrontare la separazione dai genitori, non si concederà di esprimerla, chiudendo il più in fretta possibile, se non addirittura bypassando, il momento dei saluti e proiettandosi verso la ricerca di un oggetto e di una situazione distraente che gli faccia velocemente accantonare il disagio e le difficoltà interiormente sperimentate.

L’ansia da separazione: ti prego, non mi abbandonare!   Infine, quando la mamma affronta con molta ansia e poca fiducia la crescita e dunque le progressive separazioni dal figlio, fornendo risposte confusive, incoerenti ed altalenanti ai bisogni emotivi di quest’ultimo, l’ansia da separazione sarà specularmente esasperata nel vissuto del bambino, incapace di prefigurarsi un ricongiungimento ed intimorito dall’idea che questo possa persino non realizzarsi. Le conseguenti reazioni emotive saranno quelle di rabbia e disperazione. Il genitore in difficoltà che in tale circostanza si dà alla fuga, quindi, non farà altro che alimentare ulteriormente l’imprevedibilità della situazione e dunque l’insicurezza del bambino.

In conclusione    Sebbene le variabili descritte non siano di certo esaustive rispetto alla complessità delle possibili configurazioni relazionali che si instaurano fra il bambino e la sua figura di attaccamento, si evince in generale come tale relazione rappresenti un fattore cruciale nel modo in cui viene affrontato e gestito il distacco da parte del piccolo. In linea di massima, è importante che il genitore trasmetta rassicurazione e fiducia, curando il momento dei saluti, riconoscendo le emozioni in atto e rispettando routine e rituali. Tuttavia, è sempre necessario considerare la relazione di attaccamento e le dinamiche insite nella separazione in rapporto ai molteplici aspetti della vita del bambino e del suo nucleo famigliare. Per questo, in caso di situazioni particolarmente critiche e cronicizzate, l’intervento di uno psicologo può essere utile per strutturare interventi personalizzati che permettano di decifrare e modificare i meccanismi relazionali disfunzionali che ostacolano l’emergere di un sufficiente livello di sicurezza e benessere nel piccolo, oltre che nei suoi genitori.

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